La decisione di non curare i propri social "perché ho una vita" fa il paio con un articolo che ho letto l'altro giorno sul trend di curare poco i propri outfit e di uscire di casa come capita "perché ho una vita e non posso perdere tempo con l'armadio".
Stiamo tornando (o fingendo di farlo) alle nostre vite fisiche, insomma.
Penso di aver letto lo stesso articolo (o era un post? non ricordo) e forse in fondo tutto sembra riportare a "mi si nota di più se vengo o rimango in disparte?"
è da tempo che sono convinto di essere cool perchè : 1. non mi interessa ciò che le persone postano sui loro social. 2. non mi interessa far vedere cosa faccio alle persone attraverso i miei social.
Io provo sempre a far passare ai miei studenti questo concetto, ma è difficile quando poi le case editrici, per esempio, ti fanno pubblicare sulla base dei follower. Per lo stesso motivo sto cercando di convincere un mio cliente, galvanizzato dal reel più virale di sempre con quasi un milione di visualizzazioni, che non è bene continuare a parlare di lingua e politica, perché arrivano follower interessati al sangue e non alla linguistica. È una lotta continua 🥲
Di tanti social media, proprio Substack merita (a mio avviso) un posto d'onore in quanto:
1) premia i contenuti (è suo interesse che i creatori abbiano visibilità e guadagnino, dato che è da lì che attinge la propria redditività, almeno ad oggi).
2) si posiziona sui motori di ricerca, quindi SEO e realisticamente GEO
3) ti permette di scaricare la tua lista - cosa che nessun altro social media fa.
L'articolo ha senso anche qui, nel senso che avere tanti lettori su Substack non significa avere in automatico tanti lettori paganti, ma il passo da follower a cliente, rispetto ad altre realtà, è decisamente più breve.
Personalmente ritengo di sì. Parliamo uno a molti, ma possiamo anche contattarci privatamente, per cui di fatto è una "piattaforma sociale" al pari di Linkedin, Facebook e compagnia bella - ma con un focus specifico per i divulgatori che scrivono e i loro lettori.
La decisione di non curare i propri social "perché ho una vita" fa il paio con un articolo che ho letto l'altro giorno sul trend di curare poco i propri outfit e di uscire di casa come capita "perché ho una vita e non posso perdere tempo con l'armadio".
Stiamo tornando (o fingendo di farlo) alle nostre vite fisiche, insomma.
Penso di aver letto lo stesso articolo (o era un post? non ricordo) e forse in fondo tutto sembra riportare a "mi si nota di più se vengo o rimango in disparte?"
Ahahah verissimo :)
è da tempo che sono convinto di essere cool perchè : 1. non mi interessa ciò che le persone postano sui loro social. 2. non mi interessa far vedere cosa faccio alle persone attraverso i miei social.
Vi assicuro che cambia la percezione sulla realtà
Quindi ci sono rimasta solo io a non fare la SMM 🤡
mah io in realtà non è che ne veda così tanti in giro, né più né meno dei grafici, ecco :)
Io provo sempre a far passare ai miei studenti questo concetto, ma è difficile quando poi le case editrici, per esempio, ti fanno pubblicare sulla base dei follower. Per lo stesso motivo sto cercando di convincere un mio cliente, galvanizzato dal reel più virale di sempre con quasi un milione di visualizzazioni, che non è bene continuare a parlare di lingua e politica, perché arrivano follower interessati al sangue e non alla linguistica. È una lotta continua 🥲
Di tanti social media, proprio Substack merita (a mio avviso) un posto d'onore in quanto:
1) premia i contenuti (è suo interesse che i creatori abbiano visibilità e guadagnino, dato che è da lì che attinge la propria redditività, almeno ad oggi).
2) si posiziona sui motori di ricerca, quindi SEO e realisticamente GEO
3) ti permette di scaricare la tua lista - cosa che nessun altro social media fa.
L'articolo ha senso anche qui, nel senso che avere tanti lettori su Substack non significa avere in automatico tanti lettori paganti, ma il passo da follower a cliente, rispetto ad altre realtà, è decisamente più breve.
E qui la domanda: possiamo considerare Substack un social?
Personalmente ritengo di sì. Parliamo uno a molti, ma possiamo anche contattarci privatamente, per cui di fatto è una "piattaforma sociale" al pari di Linkedin, Facebook e compagnia bella - ma con un focus specifico per i divulgatori che scrivono e i loro lettori.