Instagram Plus o Tinder?
sul nuovo abbonamento di Instagram, che serve a poco a livello di comunicazione e molto ad alimentare le ossessioni
Ciao! Sei su Fuori dal PED, la newsletter che cerca di fare ordine tra i trend social e i drammi dei social media manager. Puntata #166.
Come va? Io arrivo da una bella settimana in giro: prima a Genova con Il Post per coprire l’evento dedicato al G8, a 25 anni dai fatti, poi a Verona per Indagini Live.
Online non si è fatto altro che parlare di The Odyssey (e ci sta, penso andrò a rivederlo una seconda volta, sono troppo fan di Nolan), ma sui social si sta facendo notare anche il nuovo premier inglese, Andy Burnham.
Aspettiamo che la sua attività prosegua per analizzarla, ma per ora i suoi post sono molto divertenti (es 1, es 2).
Oggi invece parliamo del nuovo abbonamento a pagamento offerto da Instagram, Instagram Plus, che può dirci qualcosa sulla direzione che sta prendendo la piattaforma.
Buon weekend di post programmati e alla prossima,
V.
Ho iniziato a prendere appunti su Instagram Plus questo inverno, quando ho letto che Instagram stava testando un’ulteriore versione deluxe, a pagamento.
Nei giorni scorsi mi è comparso sul profilo:
Instagram Plus è un abbonamento per ottenere funzioni in più dentro la piattaforma. Diverso da Meta Verified, l'abbonamento che permette di ricevere la spunta blu di verifica del profilo.
Sembra un modo - ti dico subito la mia - per alimentare comportamenti poco sani a livello di dinamiche relazionali, tramite funzioni che quanto al social media marketing sembrano piuttosto inutili.
L'ho detto, lo argomento.
Le funzioni di Instagram Plus
Instagram Plus è un abbonamento che possiamo tutti attivare per ottenere funzioni che permettono di scavalcare limiti fisiologici della piattaforma.
Rientra nel programma più ampio Meta One, un "upgrade delle funzioni sulle tecnologie di Meta".
Non si sono inventati niente: un piano quasi identico esiste già su Snapchat, si chiama proprio Snapchat+.
Ma consideriamo Instagram, che è nettamente più utilizzato da noi.
Instagram Plus è stato pensato per gli “utenti civili”, chiunque voglia usare Instagram solo per interessi personali e non professionali.
Costa, infatti, 2,99 € al mese.
Nel video di presentazione Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo dice chiaramente:
Instagram Plus non è stato sviluppato guardando ai creator, ai social media manager, a chi usa Instagram per personal brand, o aziende che tramite Instagram creano fonti di guadagno.

Instagram Plus è stato pensato per meno consapevoli dei meccanismi dei social, meno ambiziosi riguardo le opportunità di comunicazione e che usano Instagram solo per divertimento.
Già così mi sembra un passaggio distintivo per quanto riguarda la storia della piattaforma, che ha sempre dato attenzione prima ai bisogni dei creator.
Ecco le integrazioni permesse da Instagram Plus:
Stories
Ricerca nella lista visualizzazioni: cercare nella lista di chi ha visto una story direttamente un nome, invece di scorrerla tutta
Visualizzare l’anteprima delle storie: dare un’occhiata alle storie degli altri senza comparire nella lista di chi le ha visualizzate
Statistiche sui ri-visualizzatori: vedere quante volte una story è stata riguardata da una persona
Invio di super cuori alle storie: inviare reazioni che esplodono sullo schermo quando reagisci a una storia, diversi dalle reazioni standard
Cambiare l’icona dell’app di Instagram
Anteprima dei messaggi: visualizzare un messaggio senza che venga contrassegnato come letto
Pubblicare contenuti solo sul profilo: condividere post nella griglia senza renderli visibili a tutti nel feed
Aumento durata delle Stories: le storie durano 48 ore invece delle consuete 24
Priorità nelle stories: assegnare priorità alle proprie storie in modo che vengano mostrate in cima alla lista
Fissare più post sul profilo: fissare fino a 6 post sul profilo
Font personalizzati in bio, messaggi e storie: personalizzare il profilo tramite font diversi da quelli standard
Dati su orario e data di visualizzazione delle storie
Ricevere notifiche per persone specifiche che visualizzano una storia
Creare più gruppi di pubblico per le storie: creare liste di pubblico per condividere contenuti con gruppi selezionati (ok, questa funzione potrebbe avere il suo senso)
Condividere le storie solo nelle storie in evidenza: pubblicare contenuti in evidenza senza doverli condividere nelle storie
Mi sembra chiaro che, a parte forse le ultime due funzioni, nessuna di quelle elencate abbia un impatto davvero rilevante nella comunicazione di un brand sui social.
Perché dovrei voler guardare - a livello di reputazione aziendale e monitoraggio social - una story o un messaggio in anonimo?
Se devo fare spionaggio industriale non sarà questo dato ad aiutarmi.
Senza contare che, guardando questo abbonamento dall’alto, pagare per aumentare la possibilità che le mie stories vengano viste, o per farle durare più a lungo, snatura completamente il formato delle stories.
E annulla il concetto alla base di Instagram: poter creare un pubblico testando, creando, condividendo. Non pagando. Per quello ci sono le ads.
Se a noi che lavoriamo sui social queste funzioni non servono (Instagram lo sa e lo dice apertamente), è come se Instagram volesse illudere gli utenti “semplici” di avere maggiore controllo sulle proprie relazioni personali.
Non servo di certo io per dire che Instagram venga già utilizzato per coltivare relazioni personali e sia parte integrante della vita sentimentale di molti, specialmente nelle fasi di conoscenza tra due persone.
Quando le cose diventano a pagamento però diventano più serie.
Instagram è già ricco di opzioni, è la piattaforma con forse l’offerta più diversificata a livello di formati dei contenuti.
Instagram Plus aggiunge, di fatto, degli orpelli che riguardano molto di più l’uso del social per questioni personali.
Sembrano funzioni molto più simile a quelle di Tinder che a quelle di un social.
Sapere quante volte una story è stata guardata da una persona non serve ad altro se non a valutare l'interesse di quella persona, alimentando dinamiche non proprio sanissime.
La psicoterapeuta Courtney Tracy, specializzata in disturbi dell’attaccamento, lo ha spiegato a The Atlantic:
quando riceviamo troppe informazioni sul comportamento di qualcun altro, il cervello prova a riprendere il controllo costruendosi spiegazioni proprie, quasi sempre sbagliate.
La sua previsione sulle nuove funzioni è netta: aumenteranno ansia, comportamenti da stalking e il tempo speso sui social, che è esattamente l’obiettivo delle piattaforme.
Sempre nello stesso articolo, la sociologa Caitlin Begg si dice particolarmente preoccupata riguardo la possibilità di sbirciare le storie altrui in anonimo:
Creare un account fake per visualizzare le storie degli altri senza essere visti crea almeno un po’ di vergogna, che può spingere a fare un passo indietro e a ripensarci, evitando un comportamento che potrebbe facilmente diventare compulsivo.
Possiamo già conoscere il nome di chi guarda le nostre storie, ma il problema è poter vedere quante volte lo fa, sapendo che l'altra persona non lo sa. È una asimmetria di informazione che prima non esisteva.
Il prodotto più simile a questa funzione è il "Vedi a chi piaci" di Tinder Gold: anche lì paghi per trasformare un segnale in un dato misurabile che l'altra persona non ha scelto di condividere, ma stiamo parlando di un luogo fatto appositamente per queste dinamiche.
Instagram Plus applica lo stesso meccanismo a un pubblico più ampio di quello di un'app di incontri e senza la cornice esplicita del dating.
Senza contare che Meta ha già una sezione dedicata al dating: si chiama Facebook Dating, esiste dal 2019 e si può anche collegare a Instagram.
Il rischio, sia per il marketing che per il dating, è che tutto questo diventi tremendamente noioso.
Ma torniamo alle storie: come hai visto dall’elenco sopra, sono al centro delle novità proposte da Instagram Plus.
Ed è anche questo un tema.
Le storie sono da sempre uno degli strumenti più efficaci per comunicare su Instagram a parità di sforzo e risultati.
Veloci, empatiche, l’unico spazio per mettere un link.
Le storie - rubate da Snapchat - sono anche uno degli elementi più rappresentativi di Instagram.
Ci sono anche su TikTok o Facebook, ma su nessun’altra piattaforma questo formato funziona così bene come su Instagram.
“Pubblica, tanto alla peggio scompare tra 24 ore”
Un mantra che ci ripetiamo spesso e che forse proprio per l’effetto volatilità ha determinato il fascino di questo formato.
Se posso far durare una story 48 ore, allora tanto vale farla diventare un post, se ci tengo così tanto al messaggio di quel contenuto.
In generale, se diciamo qualcosa nelle stories probabilmente o stiamo testando un argomento o non abbiamo tempo per costruire un contenuto più elaborato, o vogliamo condividere un pensiero al volo con i follower più fedeli con cui non c’è bisogno di molti preamboli.
Drogare questa funzione tramite un abbonamento premium significa snaturarla.
Se l’uso dei social diventa a pagamento possiamo anche dire addio alla viralità, che è tale solo se a “sorpresa” o comunque organica.
Sempre sforzandomi di non fare la vecchia zia, ho pensato a quali vantaggi potrei trarne da social media manager: avrei qualche dato in più a disposizione per valutare le storie e dei modi aggiuntivi per tenere in ordine il profilo, ma non mi sembrano motivazioni sufficienti per abbracciare l’abbonamento con entusiasmo.
Quelle di Instagram Plus sembrano delle briciole per noi che con i social degli altri ci lavoriamo, e un modo per corrompere gli utenti “normali” alimentando i comportamenti negativi che possono nascere da un uso esagerato di Instagram.
☄️ Le 5 novità social da conoscere
Instagram ora permette di cambiare l’audio nei vecchi post
La Francia vieterà alcuni social media ai minori di 15 anni: è il primo paese europeo a introdurre il divieto. Ci sta pensando anche il Vietnam, e altri paesi
Meta ha lanciato uno spot ottimista sull'AI. Zuckerberg parla di futuro, ma la colonna sonora utilizzata (Five years di David Bowie) non è poi così ottimista
Ritira la denuncia il ragazzo della Florida che aveva fatto causa a Meta per dipendenza da social, dopo che TikTok, YouTube e Snap avevano già raggiunto accordi con lui. Meta è l'unica a uscirne senza pagare nulla
Su Substack arriva un tool per dirci chi scrive le newsletter con l’AI
📚 Biblioteca social
Una raccolta di letture utili a noi che ci occupiamo di social media. Dai saggi ai romanzi. Clicca qui e sfoglia l’archivio.
👩🏫 Vediamoci in classe
Se vuoi lavorare ai canali di una casa editrice o di un autore, o se vuoi imparare a promuovere il tuo libro sui social, ci vediamo al corso Social media per l’editoria.
Lo tengo per la Scuola del libro dal 4 novembre: 4 lezioni, 10 ore totali, solo 15 posti disponibili.
✍️ Chi scrive Fuori dal PED
Mi chiamo Valentina Tonutti e sono una social media manager e strategist. Dal 2013 lavoro specialmente per media, politica e editoria. Dal 2020 ho partita iva, dal ‘21 questa newsletter. Online e offline amo condividere e creare sinergie: Fuori dal PED nasce per questo.
Vuoi una strategia social? Ti serve qualcuno che gestisca i tuoi social? Faccio io, ma prima conosciamoci.
Mi trovi, ovviamente, anche su TikTok, LinkedIn, Instagram.
Se Fuori dal PED ti piace e ti è utile, aiutami e inoltrala a colleghi, amici, parenti, in tutti i luoghi e in tutti i laghi:





L'unica cosa che mi viene da pensare: aiutoooooo