Per arrivare a pochi, devi passare da molti
come fa sui social l’hotel più famoso del mondo
Ciao! Sei su Fuori dal PED, la newsletter che cerca di fare ordine tra i trend social e i drammi dei social media manager. Puntata #154.
Oggi ci immergiamo nelle stanze dell’hotel più famoso del mondo, per vedere come è possibile creare contenuti che parlano a tutti nonostante il prodotto sia per pochi 💎
Buon weekend di post programmati e alla prossima,
V.
Detesto cadere nella trappola della bolla.
Immersi nel loop di contenuti di settore rischiamo, quasi senza accorgercene, di soffocare la creatività e di proporre rubriche, idee e post fotocopia.
Per questo uno dei miei metodi preferiti per farmi venire nuove idee per i clienti è guardare altrove.
Farmi ispirare da account di brand che c’entrano ben poco con i settori di cui mi occupo o mi sono occupata (giornalismo, libri, un tempo, politica e istituzioni), o che mi interessano a livello personale.
Allora ogni tanto mi vado a guardare la pagina Instagram di Caterpillar*, l’azienda di ruspe, i canali di Ferrari o quelli delle squadre di calcio inglesi e francesi (non so perché ma ormai mi sono fissata).
Settori che non finiranno mai nel mio feed e proprio per questo mi sono utilissimi per stimolare nuove idee.
Altro settore di cui non mi occupo, ma che trovo affascinante, è quello dell’hospitality.
Su Instagram e TikTok ti è mai capitato un post dell’Hotel Ritz di Parigi?
Ecco, sono tutti bellissimi.
Ma bellissimi soprattutto nel senso di funzionali.
[*chi ha seguito l’ultima edizione del corso Social media per l’editoria x la Scuola del libro, sa! Tra l’altro, si rifà anche nel 2026, vi aggiorno presto]
Ogni post dell’Hotel Ritz di Parigi mi ricorda quanto sia un autogol pensare di essere troppo “alti” per abbassarsi alle dinamiche social.
L’idea che un pubblico abituato a standard elevati richieda una comunicazione inutilmente articolata - o che la semplicità significhi svalutazione - è una forma di supponenza che sui social diventa un limite.
Anche questo pubblico non ha tempo e cerca contenuti che intrattengano.
Quindi o ci si adatta alle piattaforme, oppure è legittimo non esserci. Si perde un’opportunità, ma non muore nessuno.
In questo senso diventa interessante osservare la comunicazione social del Ritz, forse l’hotel più famoso del mondo.
Una camera al Ritz di Parigi costa almeno 2.200 € a notte.
Un posto da favola che probabilmente li merita tutti.
Chi non vorrebbe andarci? Tutti.
Chi può permetterselo? Pochi.
Eppure i loro contenuti social trasudano prossimità, pur trattandosi di un brand di lusso.
Non ci dicono “guarda quanto è bello, tu qui non potrai mai mettere piede”.
Anzi, eliminano la barriera dell'esclusività, ci dicono “guarda come è fatto l’hotel Ritz, entra con noi”.
La presenza social del Ritz non è orientata in prima battuta alla vendita, ma al racconto.
Come funziona l’albergo, la sua quotidianità, il suo team.
E, pare incredibile dalla prospettiva italiana: non c’è mai un direttore che parla o racconta la storia dell’albergo.
Certo che l’obiettivo è farci venire voglia di andarci, e quindi certo che vogliono parlare a chi è disposto a investire per un’esperienza come quella del Ritz.
Ma hanno capito una cosa fondamentale del funzionamento dei social:
per arrivare a pochi, devi passare da molti.
Sanno che per emergere servono le visualizzazioni e che queste si generano solo con contenuti capaci di arrivare a un pubblico ampio.
Il Ritz protegge il marchio con la cura maniacale che si confà a un hotel 5 stelle, assicurandosi che le persone possano sognare senza che il cliente più esigente senta di aver perso il senso di esclusività.
È un bilanciamento difficile: una comunicazione pop per un prodotto esclusivo.
E già sento qualcuno pensare eh grazie, avranno un budget infinito per permettersi grandi videomaker, grandi fotografi, grandi SMM.
Il budget e il contesto aiutano, siamo d’accordo, ma da soli non bastano mai a spiegare queste scelte.
È come pensare che sia possibile costruire un outfit elegante e originale solo acquistando in grandi boutique.
Cosa possiamo imparare dalla strategia social dell’Hotel Ritz
Ho analizzato il loro feed e selezionato alcuni contenuti replicabili anche in contesti diversi.
Un reel che è anche un carosello
Un formato ibrido in cui foto e video scorrono lateralmente dentro un reel.
Ogni elemento si concentra su un dettaglio, mentre un membro del team si muove in direzione opposta.
Il contrasto tra i diversi movimenti crea ritmo e continuità.
Perché funziona: continuità narrativa, attenzione guidata sui dettagli
Cosa impariamo: la narrazione nasce dalla selezione
Il personale, i suoni, la routine
Un video di 25 secondi mostra, passo dopo passo, cosa succede quando una stanza viene preparata al mattino.
I suoni sono lasciati volutamente alti, in pieno stile ASMR, e portano lo spettatore dentro la scena.
700 mila visualizzazioni.
È un format che il Ritz ripete spesso, affidandolo a diversi membri dello staff. A occhio, è anche uno dei più performanti del canale.
Perché funziona: immersione, suoni reali, gesti riconoscibili
Cosa impariamo: sui social il come spesso conta più del risultato finale
L’hook non scritto
Nei video del Ritz l’inizio è sempre affidato a un gesto semplice:
un cassetto che si apre, una porta, una tenda.
Il racconto prende forma senza spiegazioni e senza titoli.
Perché funziona: cattura subito l’attenzione senza preamboli
Cosa impariamo: l’hook - il gancio - non deve essere per forza scritto o parlato
Cercare interazione senza chiederla
Così si crea interazione promuovendosi.
Invece di domandare “cosa ne pensate?”, il Ritz mostra le sue terrazze e chiede semplicemente “quale scegliereste?”, elencandole.
Un’idea semplice che riesce a coinvolgere pubblici molto diversi: chi ha già prenotato, chi sogna di andarci, chi guarda e basta.
Perché funziona: coinvolge senza forzare
Cosa impariamo: l’interazione funziona quando è concreta e visiva
Il Ritz ha a disposizione una qualità altissima, è vero. Ma non vince solo perché è tutto bello.
Vince perché costruisce una narrazione che apre e connette, anche quando il prodotto che vende resta per pochi.
Poi vabbè, la mia sindrome ossessiva compulsiva sviene davanti a tutta questa simmetria:
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👓 Cose lette, viste, ascoltate
Gli abbonamenti alle piattaforme social sono diventati la norma? Qui un riassunto dello stato delle cose
Come sta andando l’integrazione dell’AI nelle app Meta? Il report di Meta
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Mi chiamo Valentina Tonutti e sono una social media manager e strategist. Dal 2013 lavoro specialmente per media, politica e editoria. Dal 2020 ho partita iva, dal ‘21 questa newsletter. Online e offline amo condividere e creare sinergie: Fuori dal PED nasce per questo.
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Grazie, Valentina, queste analisi minuziose sono veramente utili :-)
Dai però hanno preso Wes Anderson per fare i reel del Ritz…!! 🤣 Comunque niente, mi hai ipnotizzato e adesso li seguo anche io.