Perché il 2016 torna proprio adesso
e cosa ci dice su come usare i social nel 2026
Ciao! Sei su Fuori dal PED, la newsletter che cerca di fare ordine tra i trend social e i drammi dei social media manager. Puntata #153.
Ci risentiamo dopo due settimane perché ero in semi ferie a Parigi per il compleanno. Merveilleux.
Questa scritta su un muro parigino è caduta a fagiolo rispetto al punto che voglio fare oggi.
A gennaio siamo stati sommersi da aggiornamenti e riflessioni che riguardano la fine dei social, la nostalgia, il ritorno all’analogico e un generale senso di “si stava meglio prima, maledetti social”.
Ho pensato di fare ordine tra le notizie e provare a smontare alcune semplificazioni in circolazione.
Curiosa di sapere cosa ne pensi anche tu.
Buon weekend di post programmati e alla prossima,
V.
I trend social sono spesso il riflesso di un cambiamento.
Il recente successo dei post a tema “2016”, ovvero dei contenuti che ricordano la vita in quell’anno, è molto emblematico di cosa sta succedendo al nostro uso delle piattaforme. Forse ci aiuta a capire cosa succederà e come ci è più utile orientare la nostra presenza lì sopra.
Secondo statistiche citate da BBC News, le ricerche dell’anno 2016 su TikTok sono aumentate del 452% nel giro di una settimana e i video creati con un filtro dalle tonalità rosa tenue che ricorda quelli dell’Instagram degli inizi sono più di 55 milioni.
Al momento i post con l’hashtag #2016 creati su TikTok sono 1,7 milioni.
Fonte: Post
Se oggi il 2016 torna con così tanta forza è perché viviamo un altro momento di passaggio come ci fu allora.
Andiamo per punti.
Il 2016 è l’anno in cui i social smettono di funzionare come prima
Succede per tre motivi concreti:
1) l’arrivo delle Stories su Instagram
2) la fine del feed cronologico
3) Musical.ly, futuro TikTok, diventa l’ossessione dei teenager
Instagram è già di Facebook quando Zuckerberg decide di copiare le Stories da Snapchat.
Con le Stories la nostra presenza su Instagram diventa continua.
Da quel momento condividiamo di più la nostra vita perché questo formato ci permette di postare pensieri al volo e meno costruiti. Tanto scompaiono dopo 24 ore.
Con l’addio al feed cronologico, i social smettono di mostrarci ciò che accade in real time e iniziano a mostrarci ciò che le piattaforme pensano ci interessi.
Il successo di Musical.ly, app che per la prima volta permette di mixare video e musica, apre le porte al dominio dei video brevi.
Nel 2018 Musical.ly diventerà TikTok e cambierà le regole dei contenuti.
La fine della sbornia tecno-ottimista
È forse il primo tassello del domino che ha dato il via alla fine della sbornia tecno-ottimista di cui parla Riccardo Luna nel suo ultimo libro.
L’idea che più connessione online significhi automaticamente più libertà, più dialogo, più democrazia, oggi non regge come un tempo.
Il cambio di algoritmo ha contribuito a trasformare i social in ambienti sempre più performativi.
Quando succede su Instagram l’impatto sul pubblico è forte perché nel frattempo IG è diventato luogo di relazione, visibilità, reddito.
La nostalgia che proviamo guardando al 2016 passa anche da qui.
Io stessa mi sento molto coinvolta da questo revival. Come molte persone millennial sono cresciuta insieme alle piattaforme, sia personalmente che professionalmente. Vedevo solo aspetti positivi: nuovi contatti, opportunità di lavoro, condivisione.
Il 2016 ci sembra più leggero anche per questo. Eravamo giovani noi ed erano giovani e meno strutturati i social. Siamo cresciuti insieme.
Dall’altra parte, a volte sembra tutto molto più bello del presente semplicemente perché si era giovani. Punto.
Il 2016 non è un anno neutro neanche per quanto riguarda i fatti del mondo:
Trump entra per la prima volta alla Casa Bianca
gli inglesi votano a favore della Brexit
Il colpo di grazia ce l’aveva già dato a inizio anno la morte di David Bowie.
Senza contare che 4 anni dopo sarebbe iniziata la pandemia da Covid-19 e che l’intelligenza artificiale era ben lontana dall’essere presente nelle nostre vite.
A fronte di tutto questo è comprensibile che il 2016 oggi ci affascini. Nonostante non si tratti di un’era geologica fa, le cose funzionavano in modo così diverso.
Il trend del 2016 ha un altro sottotesto, meno sentimentale e più agganciato al presente.
Francesco Marino, giornalista e autore, lo ha segnalato sul suo profilo:
[…] Trend di questo tipo sono involontariamente perfetti per l’addestramento delle intelligenze artificiali.
Quando mettiamo a confronto due foto con date precise, stiamo fornendo ai sistemi un set di dati già pulito e ordinato, un prima e un dopo certificati da noi, che aiuta gli algoritmi a imparare con grande precisione come invecchiano i volti umani nel tempo.
I social sono morti o sono vivi?
Se dovessimo prendere per verità assolute i titoli più ricorrenti riguardo i social media negli ultimi tempi, dovremmo cambiare mestiere.
Dire che “i social sono morti” è da una parte una scorciatoia comprensibile, dall’altra descrive bene la stanchezza che può derivare dal viverli, tra un AI slop e l’altro.
Mi sento di dirlo forte e chiaro nonostante il rischio dell’effetto Fassino: nel 2026 i social non spariranno.
Smetteranno - hanno già smesso - di essere l’unico spazio per costruire una presenza online e diventeranno sempre più un’infrastruttura utile a spostare l’attenzione su altro.
Se oggi vogliamo ricavare qualcosa di buono dai social, meglio investire anche su una piattaforma esterna ai social e usare questi ultimi per creare un percorso più lungo.
Non conviene molto usarli come unico spazio identitario principale.
Le notizie degli ultimi mesi mi sembra vadano in questa direzione.
Novità di ieri: negli Stati Uniti è nato di fatto un TikTok americano.
Dopo sei anni di battaglie legali e politiche, ByteDance ha accettato di separare l’app dal mercato statunitense creando una nuova entità controllata in maggioranza da investitori non cinesi (Oracle, fondi americani e internazionali, un board a maggioranza statunitense).
Vedremo cosa ci racconteranno dagli USA e se l’esperienza degli utenti cambierà in seguito a questo cambiamento, ma questo fatto ci ricorda ancora una volta che tutto può cambiare da un giorno all’altro.
Da settembre 2025 in India, uno dei mercati più importanti al mondo per Meta, Instagram testa un’esperienza Reels-first.
Significa che l’app si apre direttamente sui video brevi, con le Stories in alto e i DM centrali. Il feed tradizionale viene relegato in una tab dedicata, quasi secondaria.
Sì, ancora una volta, proprio come succede su TikTok.
Significa che Instagram diventerà videocentrico?
Non è detto, ma in parte lo è già abbastanza.
La rivincita dei contenuti lenti
Guardandoci intorno non sorprende il successo di formati lunghi come newsletter, podcast e YouTube.
Sono su Substack, la piattaforma da cui mando questa newsletter, da almeno 2 anni ed è evidente il successo della piattaforma negli ultimi mesi.
Sarà l’hype, ma sarà anche la necessità di fruire i contenuti in modo più pulito e selezionato.
Podcast, canali YouTube, canali Telegram o Whatsapp, e newsletter, sono spazi chiusi (con le dovute sfumature, perché anche Substack ha le sue dinamiche social) dove possiamo leggere i contenuti indisturbati rispetto ai social dove c’è più pubblicità, più rumore, più notifiche.
Si parla molto anche della voglia di riappropriarsi del proprio tempo, del successo dei dump phone, di tornare a fare attività non digitali per staccare dallo smartphone.
Il cosiddetto “ritorno all’analogico” è probabilmente un rigurgito della pandemia e di tutto ciò che ne è conseguito, e capisco che la generazione Z sia così affascinata dalle - orribili, ma di certo spontanee - foto che pubblicavamo 10 e oltre anni fa.
Ma non credo che torneremo a scrivere con la Olivetti, ecco.
Dunque i social servono ancora?
Sì. Hanno “solo” smesso di essere tutto.
Nel 2026 funzionano meglio come strumenti di distribuzione, non come spazio identitario. Ha più senso coltivare uno spazio proprio, un archivio, un luogo di approfondimento, e usare i social per portarci le persone.
In questo contesto, lavorare sui social e come SMM significa avere competenze sempre più fluide.
Capire i video brevi, i podcast, YouTube, saper scrivere, prima di tutto, e saper tenere insieme i pezzi sarà la competenza decisiva.
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Monocolture, giardini digitali e rewilding, secondo Priscilla De Pace.
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Io sconvolta nel leggere tutte le cose che accadevano nel 2016 e appurare che sono passati 10 anni. Che bella questa puntata 💙
“Infrastruttura utile per spostare la nostra attenzione su altro”. Firmo e aggiungerei una abitudine da prendere: stesso argomento/tema linguaggio (leggermente) differente ma con segni verbali e visivi che siano il filo. Bello resistente.