SMM junior o Claude?
Come ho deciso cosa delegare, agli umani e all’AI
Ciao! Sei su Fuori dal PED, la newsletter che cerca di fare ordine tra i trend social e i drammi dei social media manager. Puntata #159.
Probabilmente qualcuno, o l’AI, mi direbbe che non dovrei giustificarmi per le ultime settimane in cui la newsletter non è uscita.
E in parte è vero.
Ma è anche vero che arrivo nella tua casella mail, abbiamo un patto, e mi sembra giusto dare una spiegazione.
Negli ultimi tre mesi il lavoro è aumentato molto (tutto bellissimo, sono contenta).
Mi sono trovata a rivedere da zero il mio modo di lavorare: delegare, collaborare, usare davvero bene l’AI.
In mezzo: un trasloco e molte trasferte (tra le varie sono stata a Londra per la tappa di Indagini Live, è stato proprio rock n roll!).
Oggi torno raccontando proprio questo: come mi sono organizzata tra collaboratori, tool di AI, il futuro del lavoro da social media manager.
Al netto di tutto e tirando le fila, non riesco a non pensare a questo:
Buon weekend di post pasquali programmati e alla prossima,
V.
Si dice che l’AI sostituirà il lavoro di molti: avvocati, radiologi, banker, marketer.
Di fatto lo sta facendo soprattutto nel mondo tech, lo stesso che ha creato l’intelligenza artificiale generativa.
Nel 2026 70 aziende tech hanno già tagliato 40.000 posti di lavoro.
Le big tech (Amazon, Meta) prevedono meno dipendenti corporate nel tempo e team più piccoli capaci di fare lo stesso lavoro.
Un cambiamento che sembra avvenire sottopelle: mentre noi la usiamo per riassumere testi, correggere refusi, scrivere codice o rispondere alle mail, l’AI sta cambiando il modello con cui lavoriamo.
E ci lascia poco tempo per farci una domanda importante: cosa ha senso delegare?
Ma anche:
cosa è sostituibile da una macchina?
cosa voglio continuare a fare in prima persona?
mi serve un collaboratore?
cosa delego a un umano e cosa a un’AI?
mi sto perdendo qualcosa?
Queste sono alcune delle domande che più hanno banchettato nella mia testa negli ultimi mesi.
La risposta breve è: no, l’AI non sostituirà il mio lavoro.
Quella lunga è di seguito.
Delegare nel social media management: cosa? a chi?
Tra dicembre e gennaio ho avuto più volte la netta sensazione di star perdendo qualche pezzo per strada.
Non perché qualcosa stesse andando male, anzi, ma perché il sistema con cui lavoravo non reggeva più come prima.
All’inizio ho dato la colpa al trasloco.
Poi ho finito di sistemare casa e la sensazione è rimasta.
Quindi era proprio il lavoro.
Negli ultimi dodici anni ho costruito il mio lavoro sulle relazioni e sui progetti, uno dopo l’altro. Sia da dipendente che da freelance.
Un modello che funziona finché tutto passa da me.
E lì stava il problema.
Come crescere da libera professionista senza diventare il collo di bottiglia di me stessa?
Spoilerone: delegando.
Ma cosa e a chi?
Cosa delego a un umano?
Cosa delego a un software?
Delegare significa mettere sul tavolo tutto il lavoro, capirlo e ridistribuirlo.
Questo credo valga sia con l’AI che con collaboratori umani.
All’inizio, peccando di hybris, pensavo fosse impossibile: questi 5 anni da p.iva sono andati così veloci e hanno girato così intorno a me da farmi credere di essere indispensabile.
Ovviamente non è così.
O meglio, può essere così ma non voglio che sia così.
Ho capito anche che fare social non mi basta più: oggi mi occupo anche di newsletter, voglio lavorare su progetti digitali a 360 gradi - come scriveremmo in una slide -, investire nelle relazioni.
Senza contare che viaggiando così tanto per lavoro (MAI avrei pensato che sarebbe andata così) ho meno “tempo pulito”, quello dedicato al lavoro di backend.
Cosa delego all’intelligenza artificiale
Sono passata da ChatGPT a Claude.
Claude mi permette di gestire meglio i progetti e fungere quasi da gestionale (se mi leggi da un po’ sai che è uno dei miei obiettivi dell’anno), ma anche l’accordo di OpenAI con il governo statunitense ha pesato nella decisione di disdire l’abbonamento a ChatGPT.
Su Claude ho inserito tutti i lavori in corso nella sezione Progetti, ho dato le Istruzioni tramite documenti che avevo già redatto comprensivi di descrizione, obiettivi, attività, ecc..
Nel frattempo ho impostato e collegato Notion.
Uso Notion come hub di riferimento per monitorare i tempi delle attività, le task e avere in un unico spazio tutti i link che servono (es. link al calendario editoriale, alle cartelle con i visual, agli spazi su Canva).
Notion è anche il posto dove voglio coordinarmi con le altre persone che coinvolgo nei progetti.
USO Claude ogni giorno per:
✅ Riordinare gli appunti, dopo una call o un incontro di lavoro
✅ Costruire tabelle riassuntive, ad esempio di content pillars, da inserire nelle strategie
✅ Controllare i refusi nei testi
✅ Estrapolare ulteriori evidenze dai dataset social per i report, o riordinarli
✅ Valutare ciclicamente il mio business plan
NON voglio usare Claude per:
❌ Prendere appunti durante le call: ho bisogno di elaborare mentre ascolto
❌ Costruire preventivi: i miei sono molto personalizzati anche graficamente, ed è un investimento di tempo che ha sempre ripagato
❌ Trovare idee per i contenuti social: tutte le idee che mi ha finora fornito l’AI le avrei potute elaborare anche io. L’equilibrio tra trend, obiettivi e tono è troppo prezioso, voglio costruirlo io
In generale mi sembra fondamentale tenere sempre a mente una cosa:
l’AI non deve sostituire il mio ragionamento. Se il mio pensiero a monte è debole, l’output che mi darà l’AI sarà debole e quindi inutile.
Cosa delego agli umani
Parallelamente ho iniziato a lavorare con altre persone in modo continuativo.
Qui entrano in gioco due elementi fondamentali e non sostituibili: fiducia e visione.
Ho bisogno di un confronto diretto, di una ricerca al volo senza dover preparare un prompt, e di qualcuno che venga fisicamente con me a fare alcune coperture social.
A chi collabora con me - social media manager junior, videomaker, graphic designer - trasmetto il mio metodo: l’AI può ricalibrarlo, ma sempre intorno a me gira. Un umano invece può integrarlo di sua sponte, ed è impagabile.
Se prima facevo tutto da sola, oggi delego queste attività:
Produzione contenuti
redazione dei PED: completare piani editoriali già impostati sulla base della strategia social che ho elaborato
compilazione di grafiche (caroselli, cover reel) su identità visiva già definita
Video making
editing video (totale o parziale)
confronto tecnico sul formato
Creatività e scouting
brainstorming
ricerca di format video brevi, come trend Reels/TikTok e modelli CapCut
Live coverage
supporto concreto nella copertura eventi
A cosa serve quindi l’AI nel social media management?
L’altro giorno un mio amico founder di una agenzia web mi mostrava il suo agente Claude impossessarsi del pc per implementare un sito.
Il cursore si muoveva da solo e ottimizzava i dettagli di un sito con precisione estrema. Pure magic.
Lui fa siti da trent’anni. Senza la sua competenza, il suo storico e il suo team, quel sito non sarebbe mai stato così favoloso. Senza l’AI probabilmente ci avrebbero messo mesi.
Penso che lo stesso meccanismo valga per la gestione social.
Sono da sempre convinta che fare il lavoro di social media manager sia una questione molto più di manager che di social.
Gestire i social significa gestire relazioni: tra brand e audience e tra le persone dentro un team.
Significa capire chi sono le persone che hai davanti allo schermo, come interagiscono, come è possibile raccontare al meglio ciò che facciamo.
L’ho capito specialmente seguendo il tour di Stefano Nazzi nei teatri e in generale facendo le coperture social dal vivo:
osservare il pubblico, come si muove, quando scatta la foto per una Story, cosa guarda, vale più di qualsiasi slide sulle user personas.
Questo sguardo, per ora, nessuna AI lo ha.
Poi c’è un altro fattore.
Chiaramente voglio che la mia attività sia scalabile e ottimizzata per concentrarmi meglio sulla gestione delle relazioni di lavoro, la scrittura di strategie, la consulenza e la formazione, ma voglio anche continuare a fare il mio lavoro.
Ovvero scrivere, mettere a sistema le idee, spremere le meningi per trovare una quadra.
Luisa Carrada nella sua Il mestiere di scrivere lo dice meglio:
A me scrivere piace, piace soprattutto quando è difficile, e non ho alcuna intenzione di rinunciare a questo piacere.
Non so se tra un anno questa newsletter sarà invecchiata male e io starò vendendo mojiti a Copacabana.
Per ora, mi è chiarissimo questo: il centro della comunicazione sono e saranno le relazioni. E, per ora, solo i nostri occhi sanno leggere davvero le sfumature imperfette delle relazioni.
Quando non ci crederò più, cambierò mestiere.
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✍️ Chi scrive Fuori dal PED
Mi chiamo Valentina Tonutti e sono una social media manager e strategist. Dal 2013 lavoro specialmente per media, politica e editoria. Dal 2020 ho partita iva, dal ‘21 questa newsletter. Online e offline amo condividere e creare sinergie: Fuori dal PED nasce per questo.
Vuoi una strategia social? Ti serve qualcuno che gestisca i tuoi social? Faccio io, ma prima conosciamoci.
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Anche io fan di Notion 🙌❤️
E sull’AI la penso allo stesso modo, adattato a un mestiere diverso: possono farti una rassegna stampa, una cronologia, sbobinare, tradurre (bisogna vedere comunque come) ma non ho alcun timore che possano sostituire l’intuito, la capacità di intervistare le persone e tutte le abilità relazionali costruite in anni di lavoro.
La domanda vera non è SMM junior o Claude, ma cosa fa davvero un SMM junior che Claude non può fare. Relazioni, contesto, adattamento in tempo reale a dinamiche che cambiano ogni giorno. Chi lo capisce prima ha un vantaggio enorme sul mercato.