Sparire per farsi notare
Bad Bunny, Taylor Swift, Radiohead: i reset social funzionano ancora?
Ciao! Sei su Fuori dal PED, la newsletter che cerca di fare ordine tra i trend social e i drammi dei social media manager. Puntata #156.
Finisco di scrivere questa puntata di ritorno dal primo Talk 2026 del Post, a Cremona.
Anche questa volta è stato molto bello. Collaborare con il giornale che da anni è il mio punto di riferimento è una soddisfazione speciale.
E ieri per ben due volte sono stata fermata per via di questa newsletter. Che storia! Un bel regalo per San Valentino.
Allungo la premessa per un’altra questione:
Sto cercando una persona che mi affianchi su alcuni progetti social. Dopo l’articolo trovi tutte le informazioni e le modalità di candidatura.
Oggi parliamo di una pratica ormai consolidata nella comunicazione musicale: togliere tutti i post da Instagram in occasione di un lancio.
L’ha fatto anche Bad Bunny subito dopo la sua esibizione al Super Bowl.
Perché lo fanno? Ha ancora senso?
Buon weekend Buona domenica di post programmati e alla prossima,
V.
Sparire dopo il Super Bowl
La notte dopo il Super Bowl deve essere stata intensa per Bad Bunny, visto il successo all’Halftime Show.
Tanto intensa da ripulire completamente il suo profilo Instagram, foto profilo compresa.
No, difficile l’abbia fatto per troppa festa o perché entrato in digital detox.
L’unico elemento rimasto sul profilo è il link al sito dedicato all’ultimo album, DtMF.
Benito (che rivincita si sta prendendo questo nome?) non è certo il primo a fare una cosa del genere.
Anzi, cancellare tutti i post in occasione di un nuovo capitolo musicale è una pratica consolidata nel settore.
Verrebbe da pensare che stia scaldando il pubblico per annunciare nuova musica.
Ma il tour di DtMF è ancora in corso.
I tempi non mi tornano del tutto.
Perché creare hype proprio nei giorni di maggiore visibilità, se non per spostare l’attenzione su qualcosa?
L’era del reset social
Tra i casi più emblematici, c’è Taylor Swift.
Nel 2017, prima dell’uscita di Reputation, cancellò tutti i contenuti da tutti i canali.
All’epoca su Instagram il feed, l’estetica coerente, l’impatto visivo complessivo erano ancora fondamentali per avere un impatto.
Swift aveva costruito un’estetica per ogni album e ripulire ogni volta il profilo significava segnare l’inizio di una nuova era.
Ha funzionato. E ancora oggi tantissimi artisti – anche italiani – replicano questa dinamica.
I vantaggi del togliere tutti i post restano:
Un gesto radicale crea curiosità
Se scompari, il pubblico se ne accorge
Il mistero alimenta il fandom: le ipotesi circolano, le community si attivano
Ho chiesto un parere a Nicholas David Altea, giornalista e social media manager per Wired Italia e Rumore Magazine.
How to Disappear. La lezione dei Radiohead
Ricordo esattamente il giorno in cui i Radiohead, in occasione dell’annuncio di una nuova uscita, A Moon Shaped Pool, nel 2016, iniziarono a svanire dalle piattaforme social. Scrissi una breve news per Rumore sull’accaduto.
Per una band che tra i propri pezzi migliori ha un brano come How To Disappear Completely di un disco capolavoro come Kid A, non era una scelta casuale.
L’ennesima mossa promozionale – e su questo loro sono sempre stati pionieri, anche in epoca pre-social – decisamente oltre la media. Scomparire (quasi) completamente dai social.
Il sito radiohead.com stava via via sbiadendo; Facebook, Instagram e l’allora Twitter furono completamente azzerati.
Tutti i post e i tweet piano piano venivano cancellati.
Immagine profilo bianca.
Ovviamente era qualcosa che faceva notizia, come quasi ogni trovata promozionale del gruppo di Oxford.
Non so se sono stati i primi ma sicuramente una delle occasioni più importanti che aveva destato interesse a livello mondiale su tutte le testate, ed è stata una scelta molto potente a livello comunicativo.
Taylor Swift nel 2017 ha cancellato tutti i post social (magari archiviati nel caso di Instagram, dato che è possibile) per l’annuncio di Reputation pubblicando poi l’annuncio e l’immagine di un serpente.
Poi lo hanno fatto Dua Lipa, Florence Welch (Florence + The Machine). Lo stesso the Weeknd si muove spesso così.
The 1975 di Matt Healy, invece, quando c’è un’uscita importante è capitato che disattivassero direttamente tutti i profili social facendo poi girare indizi e post tramite altre pagine (magari quella dell’etichetta).
L’utilità in un momento di iper affollamento di notizie è quello di farsi notare scomparendo.
È forse uno dei pochi metodi, anche per artisti che hanno un certo seguito e una certa importanza, per attirare l’attenzione.
Se lo facesse una piccola band non lo noterebbe nessuno, ovviamente.
Ha però anche un valore simbolico: indica il cancellamento del proprio ego e la ripartenza verso nuovi obiettivi.
Oggi è tutto sicuramente cambiato, fa meno notizia una mossa del genere ma è sempre un modo per convogliare l’attenzione (e pure le interazioni) su qualcosa di specifico: una nuova uscita o un nuovo progetto, o come preferirebbe Taylor Swift, una nuova era.
Nel 2026 funziona ancora?
Sono d’accordo con Nicholas: oggi il mondo dei social è cambiato e un reset non ci sorprende più come nel 2016.
Allora perché lo fanno ancora?
Una chiave di lettura può essere l’anti-marketing: in un’epoca in cui fruiamo contenuti in continuazione, anche l’assenza diventa una forma di presenza.
Non esserci – o esserci pochissimo – può rendere un artista più desiderabile.
È la stessa dinamica per cui una personalità molto seguita ma che non segue nessuno comunica status.
C’è poi un altro elemento: il comportamento delle nuove generazioni.
Se i millennial condividevano tutto (parlo proprio dei nostri infiniti, inutili, bellissimi album su Facebook), la Gen Z e la Gen Alpha sono molto più selettive, più misteriose, meno ossessionate dal feed perfetto.
In questo modo anche un feed vuoto diventa rappresentativo di sé.
E se dopo il silenzio, però, non arriva niente?
È successo con Frank Ocean.
Nel 2022 il cantautore e rapper statunitense ha cancellato tutti i post e il profilo è tutt’oggi in questo stato.
Nel frattempo non è uscita musica nuova, l’ultimo album - Blonde - (bellissimo) risale al 2016. 10 anni fa.
Bad Bunny seguirà le sue orme?
La curiosità è alle stelle, può permetterselo perché tanto di lui parlano tutti comunque anche se non dice niente.
Dopo il Super Bowl aveva il massimo dell’attenzione possibile. Cancellare tutto può significare che fosse solo l’inizio.
Se nei prossimi giorni arriverà un teaser, un singolo, un annuncio, il gesto avrà senso retroattivamente.
(qui lo dico e qui lo nego, secondo me non fa uscire niente)
Se non arriverà nulla, resterà un coup de théâtre.
Nel 2016 sparire era una notizia. Nel 2026 è diventata una tecnica.
La differenza la fa sempre ciò che hai costruito prima di sparire.
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